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08/12/2022


Orange Monday

L'ECONOMIA CIRCOLARE PUÒ SALVARCI DALLA CARENZA DI MATERIE PRIME.

L'ECONOMIA CIRCOLARE PUÒ SALVARCI DALLA CARENZA DI MATERIE PRIME.

Il Rapporto 2022 Cen-Enea.

ORANGE MONDAY 3.10 ECONOMIA CIRCOLARE.mp3

 

È stata presentata la nuova edizione del rapporto sull'economia circolare curato da CEN (Circular Economy Network) e Enea.

I Governi e le imprese di tutto il mondo stanno facendo i conti da un paio di anni con un problema, la carenza di materie prime e il loro prezzo che va alle stelle,  la cui soluzione è a portata di mano: si chiama economia circolare. Prima la pandemia e ora la drammatica crisi ucraina hanno distolto l’attenzione dalla crisi dell’economia lineare. Eppure la circolarità è anche almeno in parte una risposta a questi fenomeni, purché ci sia la capacità di rimettersi in discussione.


Cos’è l’economia circolare

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che comporta condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti, il più a lungo possibile.

In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore

I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo. 

Il Parlamento europeo chiede l’adozione di misure anche contro l'obsolescenza programmata dei prodotti, strategia propria del modello economico lineare.

 

Immagini per Orange Monday (2)

 

PERCHE’ L’ECONOMIA CIRCOLARE E’ IL FUTURO

Il rapporto di Cen-Enea scrive: «Le nostre economie sono fragili perché per aspetti strategici dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di Paesi. È un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa, ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. Ed è qui che l’economia circolare può fare la differenza trovando all’interno del Paese le risorse che è sempre più costoso importare».

 

La crescita economica si scontra con la carenza
di materie prime

«Nel 2021 – si legge nel report del Cen – il rimbalzo dell’economia è stato molto più positivo delle aspettative, con una crescita del PIL italiano del 6,6% rispetto al 2020. Ma, inserita nel vecchio modello di economia lineare, questa crescita è andata a sbattere contro il muro della carenza di materie prime. In buona sostanza quello che è mancato è stato il disaccoppiamento tra crescita del PIL e uso di materie prime. Uno slancio consistente e tecnologicamente maturo in direzione dell’economia circolare avrebbe potuto creare un secondo, ampio mercato per le materie necessarie alla ripresa; evitando la crisi che stiamo vivendo e che rischia di protrarsi. Ma questo slancio non c’è stato».

La necessità di un’inversione di rotta, basata sull’economia circolare, si fa più urgente. Anche perché al momento, come fa notare il rapporto del Cen, «Pil e consumo di materiali viaggiano in parallelo; la ripresa del 2021 mostra come i due valori si stiano riportando sugli stessi livelli precedenti alla pandemia».

 

Il contributo dei materiali riciclati

In Italia la percentuale di riciclo ha raggiunto quasi il 68%: qui siamo in presenza addirittura del dato più elevato dell’Unione europea. Tra le cinque economie osservate, l’Italia è quella che al 2018 ha avviato a riciclo la quota maggiore di rifiuti speciali (quelli provenienti da industrie e aziende): circa il 75%.

 

Immagini per Orange Monday (1)

 

I settori in cui l’Italia è in difficoltà

Infine la riparazione dei beni: in Italia nel 2019 oltre 23mila aziende lavoravano alla riparazione di beni elettronici e di altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobilia, ecc.). Siamo dietro alla Francia (oltre 33.700 imprese) e alla Spagna (poco più di 28.300). In questo settore abbiamo perso quasi 5mila aziende (circa il 20%) rispetto al 2010.

Facendo le somme risulta che l’Italia e la Francia sono i Paesi che fanno registrare le migliori performance di circolarità, totalizzando 19 punti ciascuno.  Tutto bene, dunque? Non proprio.

 

Disaccoppiare crescita economica e uso delle risorse

Se è vero che l’Italia è in testa per i trend di circolarità, basta pensare che raddoppiando l’attuale tasso di circolarità, a livello globale si potrebbero tagliare ben 22,8 miliardi di tonnellate di gas serra.


Per sintetizzare: pur occupando una buona posizione nel campo dell’economia circolare, in particolare su alcuni settori, il nostro Paese deve accelerare. L’aumento dei prezzi delle materie prime, unite alle difficoltà energetiche, è solo l’ultimo campanello d’allarme, mentre la crisi climatica è già realtà. Lo sviluppo dell’economia circolare, da intendersi come cambio di paradigma, può dunque portare al raggiungimento del reale obiettivo da perseguire, già accennato sia nel Piano d’azione europeo per l’economia circolare che nella prima bozza della Strategia nazionale per l’economia circolare. Vale a dire il disaccoppiamento della crescita economica e dell’uso delle risorse.

 

Come promuoviamo la circolarità in UI INNOVATION:

Ambito: 
Servizi dematerializzati (virtualizzazione, digitalizzazione)

Descrizione:
Le soluzioni cloud come UIPLAN, piattaforma per la digitalizzazione smart di processi aziendali, o le soluzioni documentali sostengono la trasformazione digitale dei nostri clienti a impatto zero sull’infrastruttura informatica e sull’ambiente.

Ambito: 
Servizio di riduzione della domanda e selezione prodotti a lunga durata

Descrizione:
Soluzioni che moderano l’uso di energia e risorse da parte delle aziende.

Esempi:
- Servizio di assistenza e training per ridurre i consumi. I componenti a lunga durata (long last unit) come tamburi, developer e fusori consentono una minor dispersione di rifiuti informatici.

- La tecnologia laser nei dispositivi di stampa, correttamente manutenuta, consente una durata superiore in anni rispetto a tecnologie diverse (inkjet).

- I prodotti Visual Clevertouch, monitor interattivi, sono progettati per durare molti anni, con aggiornamenti e upgrade continui e una garanzia di cinque anni che nessun altro brand sul mercato offre.

BROCHURE UIPLAN.pdf

 

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Cos’è l’economia circolare L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che comporta condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti, il più a lungo possibile. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.  I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo.  Il Parlamento europeo chiede l’adozione di misure anche contro l'obsolescenza programmata dei prodotti, strategia propria del modello economico lineare.     PERCHE’ L’ECONOMIA CIRCOLARE E’ IL FUTURO Il rapporto di Cen-Enea scrive: «Le nostre economie sono fragili perché per aspetti strategici dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di Paesi. È un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa, ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. Ed è qui che l’economia circolare può fare la differenza trovando all’interno del Paese le risorse che è sempre più costoso importare».   La crescita economica si scontra con la carenzadi materie prime «Nel 2021 – si legge nel report del Cen – il rimbalzo dell’economia è stato molto più positivo delle aspettative, con una crescita del PIL italiano del 6,6% rispetto al 2020. Ma, inserita nel vecchio modello di economia lineare, questa crescita è andata a sbattere contro il muro della carenza di materie prime. In buona sostanza quello che è mancato è stato il disaccoppiamento tra crescita del PIL e uso di materie prime. Uno slancio consistente e tecnologicamente maturo in direzione dell’economia circolare avrebbe potuto creare un secondo, ampio mercato per le materie necessarie alla ripresa; evitando la crisi che stiamo vivendo e che rischia di protrarsi. Ma questo slancio non c’è stato». La necessità di un’inversione di rotta, basata sull’economia circolare, si fa più urgente. Anche perché al momento, come fa notare il rapporto del Cen, «Pil e consumo di materiali viaggiano in parallelo; la ripresa del 2021 mostra come i due valori si stiano riportando sugli stessi livelli precedenti alla pandemia».   Il contributo dei materiali riciclati In Italia la percentuale di riciclo ha raggiunto quasi il 68%: qui siamo in presenza addirittura del dato più elevato dell’Unione europea. Tra le cinque economie osservate, l’Italia è quella che al 2018 ha avviato a riciclo la quota maggiore di rifiuti speciali (quelli provenienti da industrie e aziende): circa il 75%.     I settori in cui l’Italia è in difficoltà Infine la riparazione dei beni: in Italia nel 2019 oltre 23mila aziende lavoravano alla riparazione di beni elettronici e di altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobilia, ecc.). Siamo dietro alla Francia (oltre 33.700 imprese) e alla Spagna (poco più di 28.300). In questo settore abbiamo perso quasi 5mila aziende (circa il 20%) rispetto al 2010. Facendo le somme risulta che l’Italia e la Francia sono i Paesi che fanno registrare le migliori performance di circolarità, totalizzando 19 punti ciascuno.  Tutto bene, dunque? Non proprio.   Disaccoppiare crescita economica e uso delle risorse Se è vero che l’Italia è in testa per i trend di circolarità, basta pensare che raddoppiando l’attuale tasso di circolarità, a livello globale si potrebbero tagliare ben 22,8 miliardi di tonnellate di gas serra. Per sintetizzare: pur occupando una buona posizione nel campo dell’economia circolare, in particolare su alcuni settori, il nostro Paese deve accelerare. L’aumento dei prezzi delle materie prime, unite alle difficoltà energetiche, è solo l’ultimo campanello d’allarme, mentre la crisi climatica è già realtà. 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