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22/02/2024


Orange Monday

L'ERA DEI DATA CENTER

L'ERA DEI DATA CENTER

Un elemento di fondamentale importanza.

L’avvento delle soluzioni e delle proposte commerciali web-based sta, di fatto, conducendo a una vera e propria traslazione delle risorse materiali finalizzate all’elaborazione informatica, allo storage e a gran parte delle caratteristiche “fisiche” di un computer dai dispositivi periferici, utilizzati dagli utenti finali, a postazioni remote, gestite da terze parti e spesso del tutto ignote agli utilizzatori, ai clienti e persino ai rivenditori di soluzioni software. In sostanza, la tanto decantata dematerializzazione e virtualizzazione delle soluzioni informatiche può essere più correttamente rappresentata come un vero e proprio “passaggio di consegne”, nel quale la maggior parte degli oneri, e conseguentemente delle criticità e dell’importanza strategica, connessi alla corretta esecuzione di programmi e sistemi informativi sia gradualmente spostata dai nostri dispositivi “client” verso grandi server allocati in Data center sempre più articolati, complessi e organizzati.

Si tratta di una transizione imponente quanto silenziosa che sfugge all’attenzione generale ma apre nuovi temi di riflessione e allo stesso tempo richiede agli addetti ai lavori considerazioni e approfondimenti su scenari fino a poco tempo fa quasi del tutto impensabili se non proprio fantascientifici.

Un caso emblematico, in tal senso, è quello delle smart-tv con riconoscimento vocale che, non avendo a bordo processori in grado di elaborare i flussi analogici in ingresso, devono necessariamente inviare i comandi a “sale operative” remote nelle quali sarà effettuata la decodifica e la trasformazione in un input effettivamente utilizzabile dal televisore. Il potenziamento delle funzionalità di un TV attraverso l’utilizzo di servizi remoti comporta quale inscindibile contropartita la nascita di nuovi rischi e criticità connesse alla privacy, alla protezione dei dati personali, al cyber-crime, etc.

Analoghe considerazioni potrebbero essere riproposte per i telefoni, i tablet e tutti quei dispositivi “smart” che, per poter funzionare correttamente e fornire informazioni e risposte in tempo utile, devono necessariamente fare affidamento su servizi forniti da grandi server e computer allocati in postazioni fisiche potenzialmente disseminati in tutto il mondo.

Alla luce di quanto è stato finora descritto, è immediatamente comprensibile come i data center rappresentino, oggi, un elemento di fondamentale importanza che necessita di adeguate strutture organizzative, di risorse umane, tecnologiche e finanziarie oltre che di adeguate e sempre maggiori misure di sicurezza a tutela dello sterminato patrimonio informativo acquisito, elaborato e memorizzato senza apparente soluzione di continuità.

I centri di elaborazione dati, pertanto, sono destinati a giocare un ruolo comunque centrale e di primaria importanza nel contesto dell’ICT e, anche se probabilmente dovranno continuare a evolversi e trasformarsi, continueranno a essere il cuore pulsante ma anche il cervello elettronico di tutti i sistemi informativi sparsi per il globo terrestre.

 

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Data center, definizione e modelli

Il punto di partenza per ottenere un quadro quanto più completo e analitico dei data center è sicuramente costituito dalla loro definizione che, a ulteriore dimostrazione dell’importanza dell’argomento, è da anni al centro di ampi dibattiti e confronti all’interno della comunità scientifica internazionale.

Se, infatti, la definizione classica descrive un centro elaborazione dati come “l’unità organizzativa che coordina e mantiene le apparecchiature ed i sistemi di gestione dei dati oppure l’infrastruttura informatica a servizio di una o più aziende”, negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede la visione di un data center quale complessa e articolata organizzazione finalizzata all’erogazione di servizi digitali, composta da elementi eterogenei di fondamentale importanza quali le strutture fisiche, le risorse umane, i dispositivi di elaborazione, gli apparati di rete, i sistemi di supporto, le linee di telecomunicazione e l’insieme di soluzioni tecniche, procedurali e organizzative poste a presidio della sicurezza, con particolare riguardo all’integrità, riservatezza e disponibilità delle informazioni.

In linea con la rilevanza strategica acquisita negli ultimi anni, pertanto, i data center sono generalmente considerati, dal punto di vista organizzativo, come “super-entità” o “unità complesse”, dirette da manager e dirigenti con profili non solo informatici ma anche e soprattutto amministrativi e aziendali, dotate di elevata autonomia decisionale, di proprie strategie operative oltre che di budget, capacità di spesa e previsionali del tutto indipendenti.

In tale contesto, la principale tendenza a livello planetario è quella di affidarsi a pochi centri altamente specializzati, in grado di supportare le più svariate necessità aziendali, di garantire eccellenti livelli di operatività e allo stesso tempo capaci di liberare le aziende dalla necessità di gestire in casa i propri data center e canalizzare gli sforzi e gli obiettivi verso le funzioni di “core business”.

Sempre più aziende hanno iniziato a pianificare e attuare una migrazione da data center di proprietà, implementati in gran parte tra la fine del ‘900 e l’inizio del nuovo millennio, verso soluzioni di “colocation” o “cloud” di nuovissima generazione, che garantiscono, tra l’altro, indubbi benefici connessi ad alti livelli di flessibilità, scalabilità e manutenibilità.

Si tratta, come si può facilmente immaginare, di un processo lungo e articolato all’interno del quale le organizzazioni devono superare problemi di natura economica (i CED dedicati sono il frutto di investimenti anche ingenti che si sono susseguiti nel tempo), organizzativa (molte imprese si sono evolute anche in base alla strutturata delle proprie infrastrutture informatiche, implementate su base “addizionale” più che su Piani Strategici) e “culturale” (è ancora forte, seppure sempre meno motivata, la percezione di un legame diretto tra “possesso fisico” dei propri dati e una governance IT efficiente e ben strutturata).

Un dato estremamente interessante, in tal senso, emerge da un sondaggio condotto da Digital360 nel 2017 in collaborazione con Dimension Data su un campione di 280 aziende italiane di medie dimensioni (superiori a 250 dipendenti), operanti in vari settori industriali che spaziano dal “manufacturing” (65%) al “finance” (10%) passando dal “retail” (20%) al “chimico-farmaceutico” (4%): se, infatti, da un lato la stragrande maggioranza (pari all’83%) ha dichiarato di aver ancora un data center “on premise”, dall’altro ben il 70% delle imprese ha dimostrato interesse verso soluzioni cloud pur sottolineando di non sentirsi ancora pienamente pronto, per varie motivazioni, per il “grande salto”.

 

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I data center in italia

Provando a contestualizzare l’argomento all’interno dei confini del nostro Paese, è possibile innanzitutto affermare come in Italia siano presenti, secondo le rilevazioni di uno dei più accreditati portali tematici a livello mondiale, Datacentermap, 75 data center in grado di ospitare servizi di più aziende, secondo la citata formula del “colocation”, posizionati in 35 zone differenti, soprattutto nel Centro Nord della penisola.

Si tratta di un numero estremamente elevato, che pone l’Italia all’undicesimo posto nel mondo, a poca distanza dalla Cina (che ne annovera 79) e al quarto in Europa, dietro Germania (209), Francia (151) e Paesi Bassi (107). Per comprendere meglio il fenomeno e soprattutto i ritmi con i quali si stanno diffondendo i data center sul territorio italiano, basti pensare che nel 2016 si contavano 55 strutture, salite a 69 nel 2018 e destinate a crescere ulteriormente nei prossimi anni grazie a nuovi investimenti anche di provenienza internazionale.

Nel settore privato, di grande impatto è, in particolare, il “Global Cloud Data Center” di Aruba che, oltre a essere considerato il CED più grande d’Italia, grazie ai suoi 200.000 metri quadri residenti interamente nel comune di Ponte San Pietro, rappresenta un esempio assolutamente virtuoso (e citato spesso in studi scientifici) nel panorama internazionale grazie alla capacità di recuperare l’energia necessaria per la propria alimentazione dall’acqua del fiume Brembo e da migliaia di pannelli fotovoltaici che ne rivestono le pareti.

Analizzando, invece, la distribuzione geografica dei data center, emerge come il polo a più ampia concentrazione sia quello di Milano nel quale sono allocati ben 23 data center (pari a circa il 30% del totale italiano), seguito, seppur a grande distanza, da Roma dove, invece, sono presenti 7 strutture gestite da 6 differenti service provider.

Chiude il podio virtuale l’hinterland della città di Torino con 4 data center mentre si conferma un’area fortemente vocata alle grandi infrastrutture informatiche quella di Arezzo dove sono presenti in pochi chilometri quadrati tre centri di elaborazione dati.

Come anticipato in precedenza, risulta al momento poco rappresentato il Sud Italia, dove spicca la Sicilia con 5 data center distribuiti tra Palermo (3) e Catania (5).

 

Contatta il tuo rivenditore Utax di fiducia per saperne di più su come affrontare in modo smart la digitalizzazione della tua organizzazione o scrivici a marketing@utax.it.

 

Fonte: https://www.bigdata4innovation.it/

15/05/2023

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In sostanza, la tanto decantata dematerializzazione e virtualizzazione delle soluzioni informatiche può essere più correttamente rappresentata come un vero e proprio “passaggio di consegne”, nel quale la maggior parte degli oneri, e conseguentemente delle criticità e dell’importanza strategica, connessi alla corretta esecuzione di programmi e sistemi informativi sia gradualmente spostata dai nostri dispositivi “client” verso grandi server allocati in Data center sempre più articolati, complessi e organizzati. Si tratta di una transizione imponente quanto silenziosa che sfugge all’attenzione generale ma apre nuovi temi di riflessione e allo stesso tempo richiede agli addetti ai lavori considerazioni e approfondimenti su scenari fino a poco tempo fa quasi del tutto impensabili se non proprio fantascientifici. Un caso emblematico, in tal senso, è quello delle smart-tv con riconoscimento vocale che, non avendo a bordo processori in grado di elaborare i flussi analogici in ingresso, devono necessariamente inviare i comandi a “sale operative” remote nelle quali sarà effettuata la decodifica e la trasformazione in un input effettivamente utilizzabile dal televisore. Il potenziamento delle funzionalità di un TV attraverso l’utilizzo di servizi remoti comporta quale inscindibile contropartita la nascita di nuovi rischi e criticità connesse alla privacy, alla protezione dei dati personali, al cyber-crime, etc. Analoghe considerazioni potrebbero essere riproposte per i telefoni, i tablet e tutti quei dispositivi “smart” che, per poter funzionare correttamente e fornire informazioni e risposte in tempo utile, devono necessariamente fare affidamento su servizi forniti da grandi server e computer allocati in postazioni fisiche potenzialmente disseminati in tutto il mondo. Alla luce di quanto è stato finora descritto, è immediatamente comprensibile come i data center rappresentino, oggi, un elemento di fondamentale importanza che necessita di adeguate strutture organizzative, di risorse umane, tecnologiche e finanziarie oltre che di adeguate e sempre maggiori misure di sicurezza a tutela dello sterminato patrimonio informativo acquisito, elaborato e memorizzato senza apparente soluzione di continuità. I centri di elaborazione dati, pertanto, sono destinati a giocare un ruolo comunque centrale e di primaria importanza nel contesto dell’ICT e, anche se probabilmente dovranno continuare a evolversi e trasformarsi, continueranno a essere il cuore pulsante ma anche il cervello elettronico di tutti i sistemi informativi sparsi per il globo terrestre.     Data center, definizione e modelli Il punto di partenza per ottenere un quadro quanto più completo e analitico dei data center è sicuramente costituito dalla loro definizione che, a ulteriore dimostrazione dell’importanza dell’argomento, è da anni al centro di ampi dibattiti e confronti all’interno della comunità scientifica internazionale. Se, infatti, la definizione classica descrive un centro elaborazione dati come “l’unità organizzativa che coordina e mantiene le apparecchiature ed i sistemi di gestione dei dati oppure l’infrastruttura informatica a servizio di una o più aziende”, negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede la visione di un data center quale complessa e articolata organizzazione finalizzata all’erogazione di servizi digitali, composta da elementi eterogenei di fondamentale importanza quali le strutture fisiche, le risorse umane, i dispositivi di elaborazione, gli apparati di rete, i sistemi di supporto, le linee di telecomunicazione e l’insieme di soluzioni tecniche, procedurali e organizzative poste a presidio della sicurezza, con particolare riguardo all’integrità, riservatezza e disponibilità delle informazioni. In linea con la rilevanza strategica acquisita negli ultimi anni, pertanto, i data center sono generalmente considerati, dal punto di vista organizzativo, come “super-entità” o “unità complesse”, dirette da manager e dirigenti con profili non solo informatici ma anche e soprattutto amministrativi e aziendali, dotate di elevata autonomia decisionale, di proprie strategie operative oltre che di budget, capacità di spesa e previsionali del tutto indipendenti. In tale contesto, la principale tendenza a livello planetario è quella di affidarsi a pochi centri altamente specializzati, in grado di supportare le più svariate necessità aziendali, di garantire eccellenti livelli di operatività e allo stesso tempo capaci di liberare le aziende dalla necessità di gestire in casa i propri data center e canalizzare gli sforzi e gli obiettivi verso le funzioni di “core business”. Sempre più aziende hanno iniziato a pianificare e attuare una migrazione da data center di proprietà, implementati in gran parte tra la fine del ‘900 e l’inizio del nuovo millennio, verso soluzioni di “colocation” o “cloud” di nuovissima generazione, che garantiscono, tra l’altro, indubbi benefici connessi ad alti livelli di flessibilità, scalabilità e manutenibilità. Si tratta, come si può facilmente immaginare, di un processo lungo e articolato all’interno del quale le organizzazioni devono superare problemi di natura economica (i CED dedicati sono il frutto di investimenti anche ingenti che si sono susseguiti nel tempo), organizzativa (molte imprese si sono evolute anche in base alla strutturata delle proprie infrastrutture informatiche, implementate su base “addizionale” più che su Piani Strategici) e “culturale” (è ancora forte, seppure sempre meno motivata, la percezione di un legame diretto tra “possesso fisico” dei propri dati e una governance IT efficiente e ben strutturata). Un dato estremamente interessante, in tal senso, emerge da un sondaggio condotto da Digital360 nel 2017 in collaborazione con Dimension Data su un campione di 280 aziende italiane di medie dimensioni (superiori a 250 dipendenti), operanti in vari settori industriali che spaziano dal “manufacturing” (65%) al “finance” (10%) passando dal “retail” (20%) al “chimico-farmaceutico” (4%): se, infatti, da un lato la stragrande maggioranza (pari all’83%) ha dichiarato di aver ancora un data center “on premise”, dall’altro ben il 70% delle imprese ha dimostrato interesse verso soluzioni cloud pur sottolineando di non sentirsi ancora pienamente pronto, per varie motivazioni, per il “grande salto”.     I data center in italia Provando a contestualizzare l’argomento all’interno dei confini del nostro Paese, è possibile innanzitutto affermare come in Italia siano presenti, secondo le rilevazioni di uno dei più accreditati portali tematici a livello mondiale, Datacentermap, 75 data center in grado di ospitare servizi di più aziende, secondo la citata formula del “colocation”, posizionati in 35 zone differenti, soprattutto nel Centro Nord della penisola. Si tratta di un numero estremamente elevato, che pone l’Italia all’undicesimo posto nel mondo, a poca distanza dalla Cina (che ne annovera 79) e al quarto in Europa, dietro Germania (209), Francia (151) e Paesi Bassi (107). Per comprendere meglio il fenomeno e soprattutto i ritmi con i quali si stanno diffondendo i data center sul territorio italiano, basti pensare che nel 2016 si contavano 55 strutture, salite a 69 nel 2018 e destinate a crescere ulteriormente nei prossimi anni grazie a nuovi investimenti anche di provenienza internazionale. Nel settore privato, di grande impatto è, in particolare, il “Global Cloud Data Center” di Aruba che, oltre a essere considerato il CED più grande d’Italia, grazie ai suoi 200.000 metri quadri residenti interamente nel comune di Ponte San Pietro, rappresenta un esempio assolutamente virtuoso (e citato spesso in studi scientifici) nel panorama internazionale grazie alla capacità di recuperare l’energia necessaria per la propria alimentazione dall’acqua del fiume Brembo e da migliaia di pannelli fotovoltaici che ne rivestono le pareti. Analizzando, invece, la distribuzione geografica dei data center, emerge come il polo a più ampia concentrazione sia quello di Milano nel quale sono allocati ben 23 data center (pari a circa il 30% del totale italiano), seguito, seppur a grande distanza, da Roma dove, invece, sono presenti 7 strutture gestite da 6 differenti service provider. Chiude il podio virtuale l’hinterland della città di Torino con 4 data center mentre si conferma un’area fortemente vocata alle grandi infrastrutture informatiche quella di Arezzo dove sono presenti in pochi chilometri quadrati tre centri di elaborazione dati. Come anticipato in precedenza, risulta al momento poco rappresentato il Sud Italia, dove spicca la Sicilia con 5 data center distribuiti tra Palermo (3) e Catania (5).   Contatta il tuo rivenditore Utax di fiducia per saperne di più su come affrontare in modo smart la digitalizzazione della tua organizzazione o scrivici a marketing@utax.it.   Fonte: https://www.bigdata4innovation.it/ Condividi Tags: cloud data center digital solution soluzioni digitali pmi soluzioni aziendali software 15/05/2023 Sei un rivenditore? 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